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L'Aquila - 1594 - antico nucleo mediovale - cinta muraria
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| Le mura dell’Aquila: una ricchezza da non
dimenticare
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La veduta dell’Aquila del 1594 di Scipione Antonelli mostra
l’antico nucleo medievale circondato dalla cinta muraria con la doppia porta di
Barete in primo piano.
Tra il XII e il XIV secolo la città , come luogo di vita e di commerci,
riprende forza e si diffonde in occidente la città fortificata espressione
della “paura” di ciò che poteva giungere dall’esterno e nello stesso tempo
del nuovo senso di sicurezza che l’abitato cittadino riusciva a fornire.
Le cinte murarie diventano quindi una costante urbanistica che ben disegna e
comunica ancor oggi il tipo di organizzazione e il modo di abitare delle
comunità interessate; la loro importanza non è solo legata al tipo di
architettura espressa dalla cultura di un’epoca, ma anche al più profondo
senso del vivere comune che riescono a trasmettere.
Le mura dell’Aquila hanno certamente avuto una difficile sopravvivenza sia per
i numerosi terremoti che le hanno colpite nel tempo, sia per lo scarso
interesse e considerazione mostrati dagli stessi abitanti in vari momenti della
loro storia.
Nel 1270, sotto la guida del capitano Lucchesino, lo spazio urbano acquisisce
la sua prima, definita configurazione perimetrale con la costruzione della
cortina muraria e l’apertura delle quattro porte principali e cioè la
porta di Lavareto, della Rivera, di Bazzano e di Paganica in corrispondenza dei
quattro quartieri, fondamento della struttura urbanistica dell’Aquila.
E’ in questo periodo storico che la città assume la sua caratteristica
topografia ancora oggi ben evidente, malgrado le numerose distruzioni e
manomissioni.
Un'importante testimonianza sulla manutenzione delle mura e sul controllo delle
porte è fornita dagli Statuti cittadini del 1315 che documentano
l’esistenza di appositi ufficiali pubblici, addetti alla sovrintendenza delle
mura civiche costantemente sottoposte a manutenzione e riparazione a spese
degli abitanti di ogni quartiere per il tratto di competenza.
Nel 1349 un sisma di notevole intensità determina i primi importanti danni
con crolli in alcuni tratti della cortina muraria e in alcune delle porte;
nella seconda metà del trecento numerosi interventi ne ripristinano
l’integrità a testimonianza della importanza che tale elemento
architettonico aveva per la difesa e la sicurezza dei cittadini.
Per circa duecento anni le mura e le porte, in vario numero a seconda dei
periodi, rimangono oggetto di una costante cura e manutenzione fino al 1533
anno in cui, per la costruzione della imponente fortezza difensiva, si attua la
prima importante distruzione con l’abbattimento di un discreto tratto delle
mura nei pressi dei locali di Paganica e Tempera, a loro volta fortemente
danneggiati dalla nuova emergenza architettonica.
Le importanti porte di Bazzano e Rivera nel 1703 subiscono i maggiori danni in
seguito al distruttivo terremoto, vengono tuttavia ricostruite anche se, nel
corso del ‘700, le mura iniziano a perdere la loro valenza funzionale.
Nel 1820 la costruzione di porta Napoli costituisce uno dei primi atti che
condurranno a una modifica degli spazi cittadini e all’abbandono delle mura,
non più espressione di un modo di vita ormai appartenente al passato.
Alcune scelte urbanistiche del ‘900 e la crescita della città dentro e
fuori le mura, verificatasi dalla seconda metà del ‘900, non hanno
valorizzato l’antica struttura medievale e, almeno in parte, hanno fatto
perdere quella che era l’antica strutturazione della città.
Oggi dobbiamo rimpiangere scelte diverse che avrebbero potuto fare dell’Aquila
uno degli esempi più compiuti di città medievale conservatasi nel
tempo.
Un lungo periodo di abbandono è stato finalmente interrotto dalla
ristrutturazione fatta negli ultimi anni, c’è tuttavia da dire che è
mancata un’acquisizione delle “mura” nella vita cittadina.
Non sembra essersi verificata un’appropriazione e una fruizione di questo
elemento architettonico e degli spazi contigui ancora integri e le mura
rischiano un nuovo abbandono e una scarsa comprensione dell’importanza che
potrebbero avere nella vita cittadina.
Un percorso e spazi verdi organizzati nei pressi di alcuni tratti, potrebbero
fare delle mura il filo conduttore per un parco diffuso, ideale come luogo di
aggregazione anche per la possibilità di godere della vista di alcune
delle architetture più belle della città .
S. Basilio, la porta e la fontana della Rivera, la porta di Roio sotto il ponte
di via XX Settembre, la porta di Tione con la magnifica vista sulla basilica di
Collemaggio, il tratto murario nei pressi della Stazione ferroviaria che
nasconde l’antica porta Romana, potrebbero costituire splendidi ambienti che la
città può riscoprire e fare propri.
Maria Rita Acone
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