L’Aquila città dell’archeologia

L’articolo a firma di Gianfranco Colacito, pubblicato sull’Opinione del 1 maggio 2004, mi riporta a idee e pensieri che da tempo mi accompagnano durante le “ricognizioni” che effettuo costantemente nello splendido scenario naturale offerto dal territorio che ha espresso la città dell’Aquila.
Mi chiedo, ogni volta che ammiro le innumerevoli testimonianze del passato, perché non riusciamo a conoscere e a utilizzare questa immensa ricchezza che ci circonda e per quale motivo ci si ritrova a parlare di archeologia quasi sempre con le stesse persone senza riuscire a coinvolgere veramente la città.
Forse, mi dico, è un ambito che poco può dare all’economia cittadina o un aspetto della cultura che non riesce a coinvolgere i ragazzi perché ritenuto “vecchio e decrepito” ma, se guardo ad altre esperienze, non solo in Italia, ma anche nella nostra stessa regione ( Campovalano e Crecchio sono i primi due nomi che mi vengono alla mente) o parlo con i tanti ragazzi che frequentano con entusiasmo la nostra Università e vorrebbero restare in questo territorio per mettere in pratica ciò che hanno appreso, mi ricredo e penso che i motivi siano altri.
Non voglio ripetere ciò che ha già scritto Colacito nel suo articolo o ribadire le colpe degli Amministratori o le “pigrizie” mentali degli Aquilani, vorrei soltanto aggiungere che forse esiste anche un problema di comunicazione.
Articoli, conferenze, incontri culturali, pubblicazioni probabilmente non bastano perché non riescono da soli ad ampliare la platea di quanti conoscono e apprezzano la particolare ricchezza archeologica del nostro territorio.
Il valore che la “conoscenza” ha in sé è probabilmente il concetto che dovrà essere fatto proprio dai più prima di riuscire a mobilitare le energie necessarie a rendere possibile e attuabile un progetto che veda nella ricerca archeologica il suo fondamento.
La “conoscenza” da cui nascono idee, progetti e lavoro dovrà conquistare il suo spazio e solo allora riusciremo come comunità a raggiungere, anche in questo campo, apprezzabili risultati.
Le testimonianze di epoca romana e italica descritte nell’articolo non sono gli unici tesori, ancora in gran parte sconosciuti, che arricchiscono il nostro territorio; rilevanti e diffuse sono anche quelle di un’epoca, il medioevo, che ha profondamente caratterizzato con le sue strutture il paesaggio.
Chiese e castelli, villaggi abbandonati e antiche abbazie sono elementi così abituali che a volte passano ignorati sotto il nostro sguardo.
La loro conoscenza potrebbe invece dare molto, come già sperimentato in occasione di alcuni recenti scavi, e rendere completa l’offerta archeologica che la città potrebbe offrire.

Maria Rita Acone



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