IL CASTELLO DI PRETURO
Il colle su ci sorgono i resti del castello di
Preturo è l’ultima elevazione della catena montuosa monte Giano – monte
Calvo e, per la sua posizione al centro della conca amiternina, offre un
completo controllo visivo di tutta la piana sia nella parte percorsa
dall’Aterno, sia in quella attraversata del torrente Raio.
Il castello è in collegamento ottico con tutte le postazioni difensive
conosciute dell’area e in particolare con Rocca S. Stefano, Rocca S. Silvestro,
Rocca Preturo, il castello di S. Vittorino, la Rocchetta di Pettino
enaturalmente il colle su cui sorge la città dell’Aquila.
L’area occupa interamente la sommità del colle e il costruito si adatta al
terreno sfruttando la natura rocciosa del suolo e la presenza, più
accentuata a est e a ovest, di impervi pendii rocciosi.
Salendo lungo il sentiero si nota nella zona situata a nord la presenza di
murature, quasi del tutto occultate dal terreno, che sembrano costituire una
prima cinta perimetrale posta alla base della costruzione sommitale.
Giunti sul colle, pur con molta difficoltà per la presenza di rigogliosa
vegetazione arbustiva e arborea, si riesce a individuare la muratura
perimetrale del castello, di forma trapezoidale con tratti di muro con spessore
fino a due metri.
La tecnica costruttiva è ancora individuabile in alcuni tratti e si avvale
di blocchi di pietra, riquadrati e in parte lavorati in superficie, posti in
poco profonde trincee di fondazione a formare muri che presentano uno spessore
di circa un metro . All’interno sono visibili due ambienti con murature in
pietrame grezzo e numerosi tratti di muro coperti quasi completamente dal
terreno.
Dall’alto si possono osservare, sui lati orientati a sud e a ovest, resti
murari situati lungo il pendio del colle di difficile interpretazione per la
frammentarietà dei resti osservabili.
Il sito presenta una notevole sopravvivenza di resti materiali, attualmente in
completo abbandono, e un interesse particolare in quanto è tra i pochi
castelli dell’area amiternina attestato già dal X secolo in documenti
dell’Abbazia di Farfa.
Un futuro approfondimento con tecniche di scavo archeologico è quindi
auspicabile. Il collegamento tra i due antichi poli di aggregazione di Preturo,
la chiesa di S. Pietro e il Castello, è ancora in parte assicurato da un
sentiero che risalendo le pendici del colle, con un percorso piuttosto ripido,
raggiunge la sommità .
Il sentiero si imbocca a destra della chiesa e nel primo tratto è
percorribile con difficoltà, data la presenza di una fitta vegetazione che
lo ha quasi del tutto nascosto. Già in questo primo tratto sono visibili
muri di contenimento del terreno che si estendono lungo tutte le pendici del
colle poste a sud-est.
Un percorso più agevole si raggiunge più facilmente da Cese lungo la
strada carrabile che conduce all’acquedotto. Salendo verso il castello si
possono osservare imponenti resti di muri di terrazzamento che formano un
reticolo su tutta l’area del colle posta a sud –est.
La presenza di un fitto bosco di querce limita la visibilità del
costruito, ma l’andamento delle murature depone per una funzione di
contenimento e delimitazione di aree destinate alla coltivazione.
Persone del luogo hanno confermato tale interpretazione riferendo che ancora
negli anni ’50 del ‘900, le pendici erano coltivate soprattutto a vite.
Le murature di terrazzamento hanno avuto una probabile continuità di
utilizzo nel corso dei secoli; nelle aree appenniniche infatti, data la
prevalente natura montuosa del territorio, gli insediamenti rurali si sono
necessariamente susseguiti nel tempo nelle stesse aree dotate di elementi
naturali idonei alla coltivazione e il colle “Castello” è con ogni
probabilità una di queste per la sua posizione e per la sua origine
geologica.
L’alta e media valle dell’Aterno, pur facendo parte di una regione appenninica
ad antica tradizione pastorale, hanno mantenuto nel tempo una forte
connotazione agricola che ha modificato e plasmato il paesaggio.
La piana amiternina e le pendici dei colli hanno rappresentato nel tempo il
luogo di elezione per le culture; varie sono le testimonianze sulla
fertilità dei luoghi in epoca romana e ancor oggi è visibile,
osservando le foto aree, la regolare e ortogonale divisione dei terreni
agricoli quale esito dell’antica centuriazione.
Un paesaggio archeologico quindi che ha mantenuto le sue caratteristiche anche
nel tardo antico e nell’alto medioevo e che ancor oggi presenta elementi che
consentono una lettura della sua storia conferendo al paese, al suo Castello e
alla piana che lo circonda un particolare valore.
Maria Rita Acone
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