Paesaggi archeologici

In un momento storico in cui l’appartenenza a una “comunità ” in grado di dare regole certe e protezione ai suoi componenti, pur nella limitazione della loro liberta, è un valore/dis-valore perduto, si rende sempre più evidente la necessità per l’individuo che è “solo” di fronte al mondo e alle sue innumerevoli problematiche, di cercare una “identita” che crei nuove “comunita” fondate sulla libera e volontaria condivisione di idee, usanze e progetti.
Questa esigenza sempre più sentita spiega il diffondersi della ricerca di un comune passato che possa unire e insieme essere, forse, un fondamento per un futuro più consapevole e più costruttivo.
La nostra terra possiede a tal fine una invidiabile ricchezza che non è solo natura o arte o storia, ma è qualcosa in più perchè il tempo ha portato alla formazione di paesaggi che hanno in sè tutti questi elementi e offrono all’osservatore attento non solo il fascino di una natura splendida, ma anche la possibilità di leggere la storia di una terra che da millenni vede l’uomo vivere e lavorare.
Una escursione nei dintorni dell’Aquila può sempre offrire qualcosa in più e avere come meta chiese, castelli, grotte o luoghi impervi che hanno avuto nel passato importanza per la loro posizione di controllo e difesa.
La piana tra L’Aquila e Navelli, dominata dal Gran Sasso e dal Sirente, attraversata dal grande tratturo che conduceva a Foggia, è uno dei luoghi che presentano memorie preziose poste come in un palinsesto a testimoniare le varie epoche vissute.
Qualche ora trascorsa sull’altopiano, percorrendo i sentieri che ricalcano l’antico percorso tratturale, consente non solo di camminare immersi in un ambiente splendido e solenne che affascina con il contrasto dei suoi colori e con l’imponenza dei monti circostanti, ma anche di leggere i piccoli e grandi segni del nostro passato.
Da Poggio Picenze a Bominaco, da un castello riscoperto da poco a un castello già restaurato, la vista spazierà sugli alti colli circostanti occupati in epoca medievale da turriti manieri a volte ancora visibili come quello di Ocre, S. Eusanio o Fossa, altri solo intuibili tra la vegetazione come quello di Leporanica nei pressi di S. Nicandro o quello di Sinizzo.
Il castello di Calascio e il colle dell’Aquila, per la loro posizione strategica, si osservano a tratti per tutto il percorso rammentandoci la loro importanza nel controllo della valle dell’Aterno.
Gli stessi rilievi già avevano accolto in epoche più remote uomini in cerca di sicurezza e lungo il percorso ne troviamo testimonianza nei resti ancora visibili di cinte murarie italiche come quelli che si osservano sul colle “Separa” nei pressi di S. Demetrio.
L’antico municipio di Peltuninum ci accoglie con l’imponenza e la bellezza dei suoi monumenti e della sua posizione con viste che spaziano dal Gran Sasso alla Maiella, ma i segni del lungo periodo “romano” si colgono in gran parte del percorso, nei campi arati che portano alla luce innumerevoli frammenti ceramici o nei blocchi in opera cementizia che si osservano nei luoghi in cui forse sorgevano gli antichi “vici” di Furfo e Sinizzo.
I paesi che si abbracciano con lo sguardo, sparsi sulle pendici dei monti che guardano la valle dell’Aterno, ci raccontano di un modo di vivere tra la piana e la montagna, tra l’agricoltura e l’allevamento, grazie a un fiume che dava l’acqua necessaria, ma anche la possibilità di comunicare con altri uomini e con le loro idee.
Chiese e abbazie sono una presenza costante del panorama, protagoniste dell’architettura dei piccoli borghi, isolate nella campagna, ai margini di piccoli cimiteri.
Si presentano al nostro sguardo monasteri fortificati come quello di S. Spirito d’Ocre o arroccati su rupi scoscese come quello di S. Angelo, importanti esempi dell’arte come le due note chiese di Bominaco, piccole chiese che nascondono al loro interno imprevedibili affreschi come la Madonna dell’Acquatina, ma anche edicole votive ai margini dei sentieri a ricordo di antiche usanze e credenze.
Poche parole non riescono a descrivere compiutamente quanto si può ammirare e comprendere con una semplice escursione, ma spero riescano a far intuire quanta ricchezza il territorio che ci circonda conserva per chi riesca a vederla e a dare un contributo, anche se piccolo, per creare quella consapevolezza che può aiutare a preservare i nostri paesaggi da aggressioni e distruzioni.

Maria Rita Acone



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