Il ponte dell’Appollonia e l’antica valle di Roio
Dopo l’unità d’Italia il cambiamento dovuto alla perduta posizione strategica di Aquila negli Abruzzi , posta al confine del Regno del Sud, impone la ricerca di altre opportunità per riconquistare un ruolo nel regno unitario.
La costruzione della ferrovia, come per molte altre città, costituisce la prima necessità da affrontare con la conseguente esigenza di realizzare un nuovo collegamento tra la stazione ferroviaria e il centro cittadino.
L’attuale via XX Settembre nasce da questo bisogno, come scelta tra varie ipotesi e con il sacrificio dell’antica abbazia di S. Giovanni di Lucoli il cui portale si può ancor oggi ammirare sulla facciata di S. Francesco di Paola.
Malgrado la violenza sul paesaggio determinata dal nuovo tracciato viario, avulso e isolato rispetto allo storico impianto della città e alla ancora intatta cinta muraria,il danno sarebbe stato limitato se fosse nel tempo prevalso il piano regolatore del 1916 dell’ing.
Tian che prevedeva la sistemazione a giardini di gran parte dei terreni situati tra via XX Settembre e le antiche mura.
In epoca fascista e ancor più nelle seconda metà del ‘900, si susseguirono invece piani urbanistici certamente non rispettosi dell’identità storica della città e frutto di una ben scarsa sensibilità collettiva.
Il ponte dell’Appollonia, che consente alla strada di superare l’antica valle di Roio, ha preservato negli anni un lembo di paesaggio urbano che costituisce forse l’unica testimonianza di come la città medievale dovesse apparire circondata dalle mura, ricca di orti, con chiese e costruzioni in pietra dal grande fascino per il loro perfetto inserimento nella campagna circostante.
Il paesaggio, inteso come sintesi tra la natura e l’opera dell’Uomo, è un bene da preservare non solo per la tutela stabilita da specifiche leggi nazionali ed europee, ma anche e soprattutto perché costituisce una ricchezza della collettività che non può essere dispersa.
Una passeggiata lungo l’antica via Roiana, asse viario tra i più antichi, collegamento con la piazza del mercato e con l’estremo opposto della città, regala in ogni stagione sensazioni di serenità e di appagamento proprio per l’armonia che il luogo riesce a esprimere malgrado l’incombente presenza dei prodotti della modernità.
Oggi si prospetta una nuova aggressione che dimostra come la sensibilità collettiva non sia poi così diversa da quella che nel tempo ha consentito di perdere tanta parte della ricchezza storica e del paesaggio cittadino.
Spero che ciò non accada.
Spero che la chiesetta, un tempo dedicata a S. Maria delle Bone Novelle, l’antica porta di Roio recentemente restaurata e la storica strada trovino dei difensori.
Spero che questo lembo di paesaggio cittadino non venga offeso e venga preservato e valorizzato per arricchire chiunque, cittadino o turista, voglia goderne.
Maria Rita Acone
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