La freccia, la casa, il figlio
(Mirella)
Disse la freccia:
Signore, sono la freccia nella tua faretra, quella che tu non usi mai. Aspetto Signore che tu mi scelga fra le altre frecce che sono con me. Le vedo passare, a volte tornano e a volte no, e quando tornavano sono malconce, non luccicano di nuovo ma tu le continui ad usare preferendole a me.
Rispose il Signore:
Non l’aspetto né la lucentezza possono indurmi a scegliere la freccia che scaglierò. Rispondimi invece: tu sai di essere freccia? E sei pronto a colpire per me? Ti potrei scagliare contro un tronco o nell’aria o nelle carni che ne soffrirebbero. Il buon arciere sceglie la freccia che non ha paura di essere altro che freccia e con fiducia accetta il bersaglio scelto per lei.
Disse la casa:
Signore, sono la casa, la tua casa che non visiti mai. Ti muovi, viaggi, ti sposti e ovunque trovi una tua casa dove alloggiare. Io resto in attesa di una tua venuta ma tu non arrivi. Ho lucidato le mie stanze, le ho addobbate per te ma tu non le abiti.
Rispose il Signore:
Tu sai di essere casa? Sarà il padrone ad addobbare e lucidare la sua dimora quando questa non temerà di accoglierlo ed accetterà di essere addobbata e lucidata.
Disse il figlio:
Signore, sono tuo figlio, quello che non accarezzi, che non ascolti e non abbracci mai. Mi hai forse abbandonato Signore?
Rispose il Signore:
Tu sai di essere mio figlio? Perché il padre può essere Padre quando il figlio sceglierà di riconoscerlo. Il Padre non rinnega il figlio; non sia il figlio a rinnegare il Padre.
20 Giugno 2008
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