Celestino ed il mistero di Rennes Le Chateau
Nell’ultimo mio lavoro La Presenza-Celestino ed il tesoro dei Templari, recentemente
pubblicato dalla casa editrice Il Ternario quale ultimo atto delle ricerche che mi hanno indotto a vedere la
figura di Celestino V in chiave completamente diversa da quella tramandata
dalla storia ufficiale, si è aggiunto un ulteriore tassello alla costruzione
che incredibilmente
ricollega
questo iniziatore dell’Età dello Spirito profetizzata da Gioacchino da
Fiore, alla vicenda di Rennes Le Chateau, il paesino di
poche centinaia di anime appollaiato sui Pirenei francesi, meta di un
pellegrinaggio incessante da parte dei cultori del mistero. Nonostante i
numerosissimi libri scritti sulla vicenda dell’abate Berenger
Sauniere che da poverissimo diviene così ricco da
registrare uscite di miliardi, la soluzione del caso è ancora lontana e non
sono valse tardive smentite sulla veridicità di documenti e tracce a placare la
curiosità di chi comunque percepisce la stranezza dell’improvvisa ricchezza
dell’abate in area tradizionalmente legata a leggendari tesori. La zona di Rennes Le Chateau, come sanno i
numerosissimi cultori dell’argomento, è particolarmente interessante perché il
piccolo borgo, già capitale dei Visigoti con il nome
di Rhedae, è stato oggetto di attenzione da parte dei
Templari del vicino castello di Bezù e per di più
rientra nel contesto territoriale teatro della terribile crociata contro il Graal, come è stata definita la spietata caccia al
Catarismo. Fattostà che allorché l’abate rinvenne le
pergamene in un pilastro dell’altare risultato cavo, consigliatosi con il
vescovo di Carcassonne, andò a Parigi per farsi
decifrare gli scritti e in questa occasione commissionò la riproduzione di tre
quadri del Louvre: I Pastori d’Arcadia
di Poissin, La tentazione di S.
Antonio nel deserto di Teniers e
L’incoronazione di Celestino V a Collemaggio di anonimo del 1600; mentre gli autori dei numerosi testi
sull’argomento si sono dilungati sul primo quadro, più trascurato è stato il
secondo e quasi ignorato il terzo. Se S. Antonio è l’eremita per eccellenza,
ugualmente eremita fu Celestino prima di salire sul soglio pontificio, tanto da
legare la sua persona ai monti d’Abruzzo dove si trovano i più significativi
dei suoi eremi in cui passò la maggior parte della sua vita. Dalla seconda
pergamena è stato decodificato un testo che fa riferimento ai quadri I Pastori
d’Arcadia e la Tentazione di S. Antonio di Teniers,
mentre il richiamo ad una chiave induce a cercare il collegamento con il terzo
quadro in cui Celestino ha in mano uno scettro a forma di chiave. Il mistero
appare sempre più fitto, complicato dall’implicazione di un eremita divenuto
papa nel 1294, ritratto in occasione di una anomala
incoronazione avvenuta al di fuori dello Stato Pontificio, in una chiesa dallo
stesso realizzata di ritorno da Lione dove era stato ospite dei Templari.
Eppure delle tracce rinvenute nei documenti dell’abate riconducono a Celestino
con una tale insistenza da ritenere possibile un effettivo volontario
riferimento al papa della Perdonanza, il primo
giubileo cristiano contro il quale Bonifacio VIII istituì quello romano del
1300.
C’è un testo (figura n.1) all’apparenza privo di significato rinvenuto tra le carte del prete ed una tavola di pietra, la dalle de coume sourde (figura n. 2), sempre della zona, con elementi comuni sia alle pergamene che alla famosa tomba della marchesa Marie De Negre d’Hautpoul de Blanchefor: la pietra presenta un doppio triangolo con delle croci e delle lettere (sae-sis) nonché la scritta “in medio linea ubi M secat linea parva”. Nel testo dell’abate si può tracciare una linea in cui compare SAE, una seconda con SIS e la terza con la M sulla “linea parva”, cioè nel senso dell’altezza: si ottiene un triangolo identico a quello inciso sulla pietra (figura n.3). Allora provo a tracciare il secondo triangolo in maniera che il vertice finisca dove è una croce, come nel disegno: si ottiene la perfetta riproduzione del disegno sulla pietra (al secondo rigo si rinvengono le lettere di PS PRAECUM presenti nella “dalle”). Leggendo le lettere toccate dalle linee tracciate sul foglio si ottengono le parole Celestinus (o Celestin in francese) e Graal.
Un ulteriore collegamento è possibile tra la pietra tombale orizzontale della marchesa Marie De Negre D’Arles D’Hautpoul De Blanchefort (figura n.5) e una stele (figura n.6) che riproduce una squadra con le lettere S R N P R che , come è stato osservato, richiamano il quadrato magico del SATOR – ben tre volte presente nella provincia dell’Aquila-: considero la stele ed integro le lettere mancanti per arrivare alla frase “Et in arcadia ego”; aggiungo quindi due della quattro parole in latino riportate sulla tomba della marchesa (reddis e cellis), prescelte in quanto le altre due sono già contenute nell’insieme (regis ed arcis) (figura n.7). Anagrammo ed ottengo la frase Redii ac Celestino Graal dedi vale a dire ritornai e diedi il Graal a Celestino. Residuano la P e la S, ma la sigla PS sembra essere la “firma” del Priorato di Sion. Il tutto come altre strane e ripetute coincidenze meglio riportate nel libro suggeriscono che un tesoro, il Graal o ciò che il Graal rappresenta -legato alla Maddalena in cui si individuerebbe la figura femminile del quadro di Poissin- è stato affidato ad un eremita- il quadro di Teniers mostra l’eremita per eccellenza, S. Antonio abate con un’ara con sopra la croce snella giovannita ed un teschio- e che tale eremita è Celestino V le cui spoglie, con il cranio bucato da un foro quadrangolare sulla fronte (cfr. il quadro Et in arcadia ego del Guercino con una mosca o ape che sembra un buco lì dove è quello del teschio di Celestino), riposano a Collemaggio dove nel giorno della decollazione del Battista ogni anno si reitera la Perdonanza appunto dedicata a S. Giovanni Battista!
E’ un mero caso o un elemento del tesoro di Rennes Le Chateau, risalente a Visigoti, Catari o Templari è stato affidato a Celestino? Se il vero Graal che interessa un autentico ricercatore del divino è quello interiore che ogni essere umano custodisce e deve impegnarsi a purificare per accogliere l’alimento sacro che porta alla trasformazione della propria materia vile (natura umana) in oro incorruttibile (natura divina), forse esiste una “cosa”, come designava il Graal il pagano Flegetanis che sarebbe il primo ispiratore delle leggende medievali, in grado di aiutare l’uomo a purificarsi, ma terribile per gli impuri? Chi più di Celestino, il papa eremita, avrebbe potuto esserne il custode?
Invero le lettere che compongono le parole Celestin e Graal si rinvengono anche nella frase A DAGOBERT II ROI ET A SION EST CE TRESOR ET IL EST LA MORT La frase fa riferimento al tesoro di Dagoberto II e di Sion, ovvero di Gerusalemme (riferisce lo storico degli inizi del ‘600 Claudio Crispomonti che L’Aquila fu costruita reiterando la pianta di Gerusalemme): potrebbe contenere l’indicazione di cosa sia il tesoro, il Graal e di chi ne sia il custode che è “là morto” ovvero Celestino.
Maria Grazia Lopardi
( le immagini sub 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 sono tratte dal libro La presenza-Celestino ed il tesoro dei Templari da cui è liberamente tratto anche il testo)
