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L'Architetto ovvero colui che crea dall' ARCHE?  

Nella tradizione massonica Dio è chiamato Grande Architetto dell?Universo ed i costruttori sono gli operai che realizzano il progetto divino lavorando ciascuno la propria pietra grezza -ovvero se stesso- per innalzare templi alla Virtù. Il senso iniziatico di tale espressione si affianca a quello proprio dell?architetto, in greco architekton- da archè= principio, origine, causa prima e tikto= genero, do alla luce, procreo- il cui compito è quello di reiterare la creazione divina applicando le sue leggi. Ho già scritto in Notre Dame di Collemaggio delle costruzioni sacre e della loro funzione di ponte tra cielo e terra realizzata grazie ad una profonda conoscenza dell?armonia del creato con la sua geometria sacra, l?influenza degli astri, lo scorrere delle energie telluriche della creatura viva Gaia: trattasi di insegnamenti antichi, già suggeriti dall?architetto romano Vitruvio, del tempo di Augusto che, nel descrivere le qualità di un architetto, tra l?altro ne richiedeva ? la conoscenza dell?astronomia e delle leggi che regolano i fenomeni celesti. Tutto mi diviene più chiaro con il segreto custodito dal quadrato magico in cui dall?Archè emerge la Legge dell?universo! Un segreto tornato in auge nel Medio Evo, custodito dalla confraternite dei costruttori che hanno lasciato le loro meravigliose opere suscitanti ancora commozione e stupore ed un senso di riconoscenza per tanto genio espresso affidando alla pietra qualcosa da tramandare? Nelle scuole esoteriche d?Occidente che vedono nelle corporazioni dei Maestri Costruttori un anello della catena della Conoscenza iniziatica, si tramanda la leggenda del Tempio e del suo costruttore, con l?idea che in esso prende forma l?universo! Costruzioni di templi e città rispecchiano sulla terra l?ordine divino del Grande Architetto e con meraviglia mi rendo conto del ruolo svolto dallo straordinario strumento che la Vita mi ha rivelato. Il tempio originario era a pianta quadrangolare, come la Ziggurat babilonese, la Ka?ba islamica, le Piramidi egizie ed il modulo costruttivo ad quadratum era privilegiato dalle maestranze medievali cistercensi e templari: grazie al quadrato magico del SATOR che ha restituito- attraverso la mia intuizione- il suo segreto messaggio all?umanità di inizio terzo millennio, siamo in grado di comprendere riti antichi volti ad affermare un ordine divino sulla terra. Lo stesso concetto di rito- dal sanscrito rita ? comando di Dio e sua legge, conduce all?idea di ordine, mentre il re- parola contenente la stessa radice- è colui che lo garantisce ponendosi come tramite tra cielo e terra, compito che gli antichi Egizi assegnavano con chiarezza al Faraone, così come i Cinesi al loro imperatore che percorrendo le sale del suo palazzo in maniera ?rituale? adempiva a tale funzione. Comprendiamo anche un aspetto più concreto del concetto filosofico della quadratura del cerchio, vedendo nella fondazioni di tempi e città la proiezione sulla terra del cerchio dello zodiaco. Per gli antichi fondare una città era un rito, un atto sacro per creare il contesto in cui gli abitanti del nuovo centro avrebbero avvertito un?armonia divina conforme a quella del creato, come riferisce Plutarco che, nel descrivere la fondazione di Roma, tramanda quello che ora appare un chiaro riferimento al quadrato magico del SATOR o analoghe varianti, vale a dire l?usanza di tracciare un solco circolare e poi, al suo interno, un quadrato ripartito agli angoli con quattro vie principali disposte da Nord a Sud e da Est ad Ovest. Il Cardo tagliava la città da Sud a Nord, nella direzione dell?asse celeste intorno a cui ruota il sole ed il Decumano da Ovest ad Est, lungo il percorso del sole, così indicando per i Romani, ma anche per gli Etruschi, i punti cardinali. Il quadrato nel cerchio veniva dunque diviso- tracciando le diagonali- in quattro quarti dando senso al concetto di ?quartiere? che ancora usiamo per indicare un settore di una città che ha una sua unità strutturale. L?aratro, simbolo del principio maschile, veniva tirato da un toro bianco a destra e da una giovenca del medesimo colore a sinistra e l?aratura veniva fatta in senso antiorario penetrando la femminile terra così celebrando le nozze sacre da cui scaturisce la vita, l?unione degli opposti a cui riconduce anche la compresenza di toro e giovenca. Stesso concetto era reiterato dalla previsione di un area maschile posta sotto la tutela di Marte, il pomoerium ovvero post murum, nonchè di un recinto detto mundus, accesso al mondo sotterraneo consacrato a divinità femminili quale Vesta, la dea del focolare o Cerere dea del raccolto. La parola greca aroura, che vuol dire al contempo donna gravida e terra fecondata, esprime la funzione ierogamica del solcus primigenius del fondatore della città. Nell?urbs, da orbis cerchio, il civis si inserisce nell?ordine cosmico trovando il suo centro all?interno del quadrato che è proiezione del templum celeste circolare, mirabile realizzazione della quadratura del cerchio. Stesso valore aveva la città per gli Etruschi che si chiamarono Rasenna perché rasna vuol dire ?appartenente alla città. Come per i Romani e gli Etruschi anche per gli Ebrei la città ideale era di forma quadrata con 12 porte ad esprimere l?archetipo della città celeste simboleggiata dal cerchio dello zodiaco proiettato a terra. Come il quadrato terrestre- che spiega l?idea biblica della terra quadrata causa di feroci persecuzioni per chi ne affermava la sfericità- esprime in sé un ordine celeste a cui si ricollega, è questo stesso legame che rende possibile il percorso inverso di ritorno verso la ciclicità del cielo tanto che Pitagora afferma che il cerchio con inscritto il quadrato rappresenta la perfezione della sfera e la trasmutazione del quadrato nel cerchio vale a dire il passaggio dalla dimensione dei punti cardinali al Cosmo, massima realizzazione dell?uomo e della materia.

Come in alto così in basso? Dal modello celeste si realizzava sul suolo ciò che gli è conforme per armonia e bellezza. Templum quale recinto sacro viene da temenos -dal greco temno=tagliare, analogo all?assiro temenu ed all?etrusco tmia- e lo caratterizzava la conformità all?ordine cosmico che le formule ed i riti proiettavano a terra legandolo al luogo. Servio tramanda le operazioni magiche compiute dall?augure che ben richiamano il quadrato magico origine di tutti i quadrati: la conrectio consisteva nella divisione in quattro parti, la conspicio nella riunione delle quattro parti in una e la cortumio con cui l?augure coordinava i confini, i fines ed usava il lituus, un bastone magico e proferiva parole rituali reiterando l?evento della creazione. Platone a tal proposito precisava nelle Leggi che il luogo doveva essere scelto ?dove spira un certo soffio divino? e dimorano i demoni, vale a dire in aere energetiche facilitanti la vita e l?ordinato suo svolgimento. Tanti messaggi pervenutici da una saggezza antica acquistano ora un senso ben più pregnante: il quadrato magico e le sue linee di forza esprimenti l?ordine della creazione, ci permettono di visualizzare la Legge divina che fa sì che il Cosmos emerso dal Caos primordiale, rechi questo nome. Costruttori di templi e città reiterano così il Fiat Lux divino. Nel grande spazio della città venivano poi individuati luoghi particolarmente speciali per le correnti telluriche che con il rito della prima pietra venivano fissate e canalizzate: lì sorgevano i templi dedicati alle divinità. Quando Giustiniano fece erigere a Costantinopoli Hagia Sophia, Santa Sofia, la Santa Sapienza, in essa fu ripetuto il modello del cosmo che si ergeva dalla originaria forza creativa, la Santa Sapienza, appunto, la Gnosi, l?Intelligenza divina che così si esprime nei Proverbi ( cap. 8, vv.27-30): ?quando Egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull?abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti; ?quando disponeva le fondamenta della terra; allora io ero con Lui come architetto. San Massimo il Confessore dice a proposito di un tempio edificato ad Edessa che i costruttori??hanno rappresentato in esso i Misteri della Tua Essenza e del Tuo piano di Salvezza? E? realmente ammirevole che nella sua piccolezza esso sia paragonato al vasto mondo e la cupola elevata, ecco che è paragonabile al cielo dei cieli?elevati sono i misteri di questo Tempio concernenti i cieli e la terra??, mentre Filone Alessandrino nella Vita Moyses precisa: ??costruendo un santuario?si presero degli elementi simili a quelli di cui aveva fatto il tutto?. Anche Giuseppe Flavio, in Ante Judeos, afferma che ?La ragione di essere di ciascuno degli oggetti del tempio è di richiamare la figura del cosmo? Il mistero della creazione, di una parte che rispecchia il tutto, di una risposta da un modello che si reitera in tutto il creato rendendo tutto rispondente alla Legge, di un macrocosmo ed un microcosmo ad esso conforme...Tutto questo è il SATOR!


 

By Maria Grazia Lopardi - L'Aquila

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