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Il codice da Vinci
Nei miei scritti è difficile che segua un ordine prestabilito perché lascio alle coincidenze
della vita di mettermi davanti ulteriori aspetti da sviluppare. Così in procinto di partire
con il camper per un breve stacco da impegni di ogni genere, mi porto dietro un libro segnalatomi,
a distanza di pochi giorni e con invito a leggerlo, da due amici romani. Il suo titolo è Il codice
da Vinci (Dan Brown -Il codice da Vinci ? Mondadori), un giallo che sta riscuotendo grande successo
sia in America che in Italia. Come in ogni giallo che si rispetti si parte da un omicidio del curatore
del Louvre che poi si scopre essere Gran Maestro del Priorato di Sion, il quale prima di morire lascia
delle enigmatiche tracce per consentire alla nipote di conoscere il segreto- tramandato da millenni e
destinato altrimenti di finire con lui- custodito dalla misteriosa società di cui è capo, fondata nel
1099 ed ancora esistente. A tal proposito, prima di iniziare il racconto, l?autore riferisce delle
informazioni storiche secondo cui il Priorato è effettivamente esistente come attestato da alcune
pergamene note come Les Dossiers Secret, scoperte nel 1975 presso la Biblithèque Nationale di Parigi,
nelle quali si forniva l?identità di numerosi membri della società segreta, tra cui Leonardo da Vinci.
Un ruolo rilevante nell?affascinante racconto è riservato appunto ai quadri di Leonardo con i loro messaggi
nascosti- in vero già noti ai cultori di misteri- ed alla cerca del più agognato dei tesori nascosti: il Graal.
Nell?affannosa ricerca si intrecciano gli interessi di Opus Dei e Vaticano da una parte, del Priorato
dall?altra e di personaggi vari che cambiano abito divenendo da buoni cattivi e viceversa.
Inutile dire che il libro presenta tutte le caratteristiche per indurmi a tuffarmi nella
lettura con grande piacere, soprattutto per il simbolismo su cui si sofferma, rilevando una
certa competenza in materia. La coincidenza che fa assumere un certo valore a quello che è un
racconto mescolato ad elementi di verità si manifesta allorché, in Pizzeria ad Offida ed in attesa
di mangiare, per ingannare il tempo prendo dalla borsa un libretto di appunti- in ogni mia borsa sono
libretti di tal genere- e lo sfoglio osservando che vi sono riportate delle considerazioni che mi hanno
colpito durante un convegno su Celestino V tenutosi all?Aquila nel settembre 2003. Nel leggerli a mio
marito osservo che mi erano passate completamente dalla mente per cui avevo fatto bene ad affidarle alla carta.
Nell?affrontare il tema se Celestino fosse considerato dai contemporanei il papa angelico profetizzato da
Gioacchino da Fiore, quale artefice della terza età della storia umana, quella dello Spirito Santo, i
relatori riferivano che Gioacchino parla del ?papa della Nuova Gerusalemme?, che Telesforo da Cosenza
chiama espressamente Celestino ?papa angelico? e che una iconografia raffigura Celestino con una rosa
a cinque petali ed una falce assistito da un angelo. Tra gli altri dati annotati mi colpisce una
affermazione della profetessa Brigida di Svezia secondo cui la tradizione apostolica si è interrotta
con l?abdicazione di Celestino V. Tutti questi elementi hanno suscitato il mio interesse perché
Celestino ha scelto L?Aquila- città costruita, secondo lo storico Crispomonti, con la stessa pianta di
Gerusalemme- per la sua incoronazione, perché ho avuto modo di esprimere la mia convinzione che
con la rinuncia di Celestino vi sia stato uno slittamento della storia ed infine, la sua
rappresentazione con la rosa in mano, la falce e l?angelo che lo assiste mi fa pensare
alla sua individuazione come eletto portatore del fiore della conoscenza- la rosa a 5 petali-
apparso sulla scena al momento della vendemmia a cui si riferisce l?apocalisse.
Fin qui niente di particolare se non fosse per il fatto che, tornata al camper e preso il libro, mi ritrovo
a leggervi la seguente affermazione : Nel simbolismo del Priorato, la rosa ed il Graal sono sinonimi..
Più giù, a pag. 237: La Rosa rugosa, una delle più antiche specie di rosa, aveva cinque petali e una
simmetria pentagonale, esattamente come la traiettoria di Venere?? Se non avessi ritrovato il libretto
con gli appunti del convegno, non avrei avuto modo di collegare la rosa a Celestino che dunque ha?il Graal.
Invero il messaggio è una conferma di altre intuizioni e coincidenze, come sa chi ha letto i miei libri,
sempre a metà strada tra storia ed elementi soggettivi che per come mi si presentano, per me hanno valenza di verità.
Ognuno è libero di considerarli come vuole. Invero già la sera prima avevo sentito il battito del mio
cuore accelerare allorché leggendo la storia del Priorato, custode del Graal, di cui i Templari
costituivano il braccio armato, apprendevo che il Graal indicherebbe anche il luogo dove sono
custodite le spoglie della Maddalena e che il giglio?insieme alle iniziali P.S. è lo stemma ufficiale della fratellanza.
Mi era venuto in mente quanto ho già riferito nel mio libro sui Templari sul dato storico che Carlo II d?Angiò ha portato
all?Aquila dalla Provenza il corpo o una reliquia della Maddalena custodita nella chiesa della Maddalena ora S.
Domenico- di fronte la quale è la mia casa paterna- ed inoltre mi si palesava lo stemma della città, quella scelta
da Celestino pur fuori dello Stato Pontificio, che presenta un?aquila in una particolare posizione con la scritta
P.H.S.- IMMOTA MANET.
Il P.H.S. è un vero mistero perché non si sa che cosa voglia dire tanto che si è tentata
la spiegazione di una laicizzazione dell?I.H.S. di Bernardino da Siena il cui corpo è
custodito nella basilica cittadina, per cui, per camuffare il simbolo religioso si sarebbe
trasformata la I in una P. La cosa è alquanto sconcertante e poco convincente.
Il veloce computer della mente mi fa apparire l?immagine riportata sul libro di
Cosmo Intini, in cui una particolare M si trasforma in giglio che a sua volta si sviluppa in aquila!
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By Maria Grazia Lopardi - L'Aquila
( tratto da Notre Dame di Collemaggio ?conoscenze e misteri degli antichi costruttori-di G. Capecchi e M. G. Lopardi-ed. Il Ternario)Riproduzione consentita solo previo consenso dell'autore e citando correttamente la fonte
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