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Il labirinto  
( tratto da Notre Dame di Collemaggio ?conoscenze e misteri degli antichi costruttori-di G. Capecchi e M. G. Lopardi-ed. Il Ternario)

Un cammino circolare, spiraliforme, un archetipo del cammino interiore verso un centro in cui vi è un essere bestiale, dualistico, come esprimono le corna del Minotauro del più famoso dei labirinti dell?antichità: quello di Creta. Sin da epoca remota l?uomo ha rappresentato il labirinto, stranamente con stesse caratteristiche con linee curve che partono da una croce e si sviluppano come onde che si diffondono. Ne troviamo presso la civiltà micenea, quella degli indiani Hopi, presso gli Etruschi, a Pompei, in Africa, inciso in Valcamonica oltre 4-5.000 anni fa. Un archetipo universale dunque che ricorda il cervello in cui si intrappola chi si fa dominare dalla mente invece di usarla quale strumento al servizio, ma anche qualcosa che esprime energia come le onde tracciate dalle mani degli uomini della civiltà delle pietre all?interno del maestoso tumulo dell?isola di Gravinì. Quelle onde esprimono la Dea, come indicano le corna dell?uomo-toro la cui terribile forza va dominata: prima di essere demonizzate le corna erano connesse alla luna, al femminile, come sacra per lo stesso motivo nelle antiche civiltà era la vacca o il bue il cui teschio ricorda l?apparato creativo femminile. Il labirinto esprime le acque come la luna è la dea delle maree, esprime la dimensione delle energie da affrontare ed attraversare con il rischio di perdersi come nel mondo inferico della Sibilla da cui si riesce iniziati o si perde l?anima. La parola stessa labirinto deriverebbe da labrys, l?ascia bipenne sacra alla Dea madre Rea, ma presenta anche la radice di labor, le imprese dell?eroe solare che, come Ercole, deve affrontare le dodici fatiche per pervenire ad una meta che è la meta del cammino umano, simboleggiata dal Vello d?oro, dal Graal, da misteriosi oggetti che esprimono la conquista del sé, il centro divino occulto. Visita interiora tua (o terrae)- secondo gli antichi insegnamenti- et rectificando invenies occultum lapidem. Si torna così alla Pietra filosofale, ad un elemento spirituale che è nella materia e che ne permette la trasformazione. Nel procedere nella profondità di sé, perché il viaggio è interiore come il vero lavoro dell?essere umano sui sentieri del mondo, la creatura umana perviene all?opportunità di essere figlio del cielo e della terra, unione di microcosmo e macrocosmo, in asse tra le energie celesti e terrestri, androgino come l?uomo archetipo uscito dal pensiero divino. Il labirinto ha una sola via d?uscita ed è quella della rinascita, dell?uscita dal grembo della dea come creatura trasformata, come Uomo Nuovo. Nella profondità di sé è però da affrontare l?animalità, ovvero spegnere la coscienza dialettica che ha concesso di scegliere e di discernere, ma che ora intrappola in una dimensione in cui tutto è separato, diviso in ciò che è accettato ed in ciò che è ripudiato. E? il mondo del dualismo, della frattura insanabile di uno stato di coscienza che non sa cogliere l?unità e che provoca dolore e perdita perché gli opposti sono inconciliabili e le fratture destinate a divenire abissi. L?eroe allora deve affrontare il toro in sé, per sottrarsi all?universo che sorregge la natura dialettica, mettendo quella stessa energia al servizio della rinascita, perché è lo stesso toro- il quale richiede il sacrificio delle sette vergini e dunque depreda l?uomo della sua energia per effetto dei nodi interiori irrisolti- che, dominato come il drago dell?arcangelo Michele, diviene fonte di forza per la trasformazione totale. La storia dell?eroe solare e del Minotauro ucciso esprime con altri simboli la vicenda della morte e rinascita, del cammino dell?iniziato che, come Gesù dei Vangeli, risorge e sale di frequenza. Perché sia possibile occorre il filo di Arianna, la dea ragno (arakne), la grande tessitrice che tesse la trama della creazione, quella stessa che ora la fisica ha finalmente intuito. Arianna è l?anima purificata, che sa e quindi può guidare, così come Atena è la dea della tessitura ma anche della sapienza proprio come la egizia Neith. Sconfiggere il mostro significa liberare le energie bloccate dai conflitti irrisolti, dalla stessa identificazione nelle maschere dell?ego a cui corrispondono i rinneghi divenuti maligni proprio perché non accolti. Senza la conoscenza di sé, senza la discesa negli inferi interiori l?eroe non conquista la sua divinità, non rinasce trasformato. Virgilio riferisce nel VI canto dell?Eneide che all?ingresso dell?antro della Sibilla cumana era inciso il labirinto di Creta ed Omero chiama il labirinto di Creta ?un pavimento di danza? dove si svolgevano danze sacre ed in effetti nelle cattedrali si compivano sui labirinti percorsi rituali fino ad arrivare al centro, all?assialità, per poi riuscire dall?oceano di energia rinati. Il labirinto di S. Maria di Collemaggio si distingue in apparenza dalla raffigurazione classica della croce da cui emanano dei cerchi- a Chartres sono undici su cui i pellegrini medievali procedevano in ginocchio- in quanto il percorso aperto sembra riguardare solo il cerchio più esterno che li mette in collegamento, ma, come hanno scoperto gli amici di Prato, non è così: l?intero meccanismo è da vedere in chiave tridimensionale con un flusso continuo che si trasmette a tutti i cerchi.
Sopra il labirinto forse nel medioevo si danzava, si compivano passi rituali, ci si immergeva nell?energia del femminile ? il cerchio rappresenta il divino che è yin, espanso, femminile rispetto alla creazione visibile, Yang perché contratta- polarizzata dal sole del solstizio. Forse se ci si sofferma sui cerchi con cuore aperto si avverte qualcosa: il grande oceano si mette in movimento portando all?integrità del maschile e femminile in perfetto equilibrio, condizione dell?uomo divino che ha conquistato l?androginia. Mentre osservo l?immagine del labirinto mi appare un evidente 888 che in chiave gematrica è la valenza numerica del nome di Gesù in greco: IHSOYS (10+8+200+70+400+200); ciò non è in contrasto con l?accostamento del simbolo del labirinto al femminile perché è proprio dal femminile, dal principio della recettività e dell?espansione che nasce l?Uomo Nuovo, così come Gesù è nato dal grembo di Maria. Recettività del femminile, campo energetico polarizzato, l?uomo divino che ne scaturisce? Non sarà un caso che gli indiani Hopi chiamano il labirinto tàpu?at che vuol dire madre e bambino! In altri termini una coppa che contiene un?energia trasfigurante legata al Cristo, l?Essenza stessa del Cristo, il suo sangue?Un moto di commozione mi blocca?Sto descrivendo il GRAAL! In un susseguirsi di idee, immagini ed emozioni mi ritrovo a sfogliare il libro sulla cattedrale di Chartres segnalatomi da Nevio, il medico di Trieste: a proposito del labirinto e della pianta stessa della cattedrale individua la merkaba, ovvero il tetraedro stella di cui il sigillo di Salomone con i suoi due triangoli sovrapposti è la raffigurazione bidimensionale, mentre il tetraedro, come dice il nome ha quattro punte ed è tridimensionale.

Dunque La versione tridimensionale del sigillo di Salomone, il tetraedro stella ha otto punte, l?otto che per tre volte vedo rappresentato dal disegno del labirinto. Riprendo dal libro di Sonja Ulrike Klug (Sonja Ulrike Klug- Gotico segreto- Sapienza occulta nella cattedrale di Chartres-Ed Arkeios pagg. 51 e 52): in quanto forme energetiche i tetraedri a stella hanno un nome particolare: Mer-Ka-Ba. La parola Mer indica campi ruotanti in senso inverso, Ka significa spirito e Ba il corpo o la realtà. Il termine Ka equivale al cinese Chi e al Prana degli Indiani; indica l?energia vitale in continuo movimento vibratorio. L?ideogramma antico cinese per Chi significa vaso, strumento ed è affine al simbolo celtico-cristiano del Santo Graal. Invero secondo l?insegnamento iniziatico tradizionale questa versione del Graal appartiene all?uomo che deve divenire vaso recettivo di energie divine, d?altra natura, atte a manifestare il manto d?oro delle nozze tra Spirito e Materia, la veste di Luce che è il corpo di Luce di Gesù nella fase del processo alchemico della trasfigurazione, preludio del corpo di Gloria della resurrezione. Dalla scintilla divina custodita nel cuore umano, grotta polverosa in cui si manifesta il bambino divino, si sviluppa la Mer-Ka-Ba, il carro dimensionale che consente di divenire viaggiatori tra universi dato che il campo geometrico di Luce della Mer-Ka-Ka, normalmente latente nell?uomo, se attivato si estende in tutte le dimensioni, mentre l?ordinario campo di energia che rende le creature vive- invero tutto è vivo perché energia- è di natura elettromagnetica. Quindi vi è una Mer-Ka-Ba umana e dei luoghi Mer-Ka-Ba, luoghi graalici in cui si aprono porte tra dimensioni realizzando effettivamente l?unione tra cielo e terra: le cattedrali, arche naviganti sulle acque dell?esistenza, individuano questi ponti tra dimensioni; il labirinto, che non a caso a Collemaggio è il cuore della basilica, rappresenta simbolicamente e realmente, dato che il simbolo è vivo, il motore energetico che rende possibile il viaggio tra mondi. Tuttavia perché tutto ciò abbia un senso è necessario che sia l?uomo ad ammantarsi del suo duplice tetraedro stella, già chiaramente individuato da Vitruvio e Leonardo: solo la creatura umana ha la potenzialità di divenire iniziato portatore del manto delle nozze, ricollegandosi al suo archetipo divino, all?uomo creato da Dio a sua immagine e somiglianza, creatura divina senza limiti, esso stesso Dio.


 

By Maria Grazia Lopardi - L'Aquila

(tratto da Notre Dame di Collemaggio ?conoscenze e misteri degli antichi costruttori-di G. Capecchi e M. G. Lopardi-ed. Il Ternario)

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