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Lascia che sia
- Il viaggio è lungo- osserva fratello Angelo sfinito dal cammino? -Goditi ogni passo come se fosse la meta- gli risponde Pietro- e vedrai come è gratificante, ricco di sensazioni e di scoperte inattese. Se noi pensiamo di dover andare ad una meta precisa, il nostro procedere diviene come un?inevitabile perdita di tempo in attesa di arrivare ed allora diveniamo distratti e non assaporiamo quel che ci riserva il cammino?- -Dici bene, ma il mio corpo ha bisogno di riposo!- -Ed ora glielo daremo, guarda quel riparo sotto la tettoia, sembra fatto apposta per noi-. I due pellegrini si lasciano andare a terra come per assaporarne il calore, la disponibilità, l?accoglienza e stanno in silenzio ad ascoltare. Invero si odono solo rumori lontani e versi del bestiame ormai tornato nelle stalle, mentre pian piano l?oscurità ammanta la natura di un velo sempre più fitto. Hanno del pane e delle noci da mangiare, ma prima ognuno si pone in silenzio ad ascoltare la voce di Dio ed a parlargli con la fiducia di chi sa di essere ascoltato: in questo dialogo interiore si manifesta una pace che le ultime striature rossastre del cielo sembrano esternare in un messaggio di speranza. Ogni volta che giunge la sera Angelo si sente in vena di confidenze perché l?apparire delle stelle e l?abbandono al riposo gli danno un senso di benessere come per un meritato riposo nello scenario dell?immensità. - Fratello Pietro- rompe il silenzio Angelo- hai osservato quel bagliore dietro la montagna? Possibile che sia la luna che sta sorgendo? E? così intenso da sembrare incredibile!- - Che momento magico!- esclama Pietro- Stiamo attenti ad osservare ed a sentire, rimaniamo presenti e permettiamo a ciò che deve accadere di manifestarsi- -Ora è facile perché sarà la luna ad apparire e sarà uno spettacolo stupendo, ma il più delle volte, quando mi fermo dalle attività giornaliere e sto in attesa di non so che, mi assale una grande angoscia?E? come se qualcosa volesse salire dalle mie viscere, ma la temo. Ti capita? Forse è perché vorrei essere migliore di ciò che sono ed un senso di insoddisfazione mi accompagna, come se Dio mi dicesse che sono sbagliato!- -Non bestemmiare, fratello mio, Dio non penserebbe mai così. Ti immagini un Dio d?Amore che giudica quando Gesù ha detto di non giudicare? E? una tua convinzione a giudicare perché è dell?essere umano pensare che ci si debba uniformare a modelli di perfezione che vediamo in altri, a Gesù, a Francesco d? Assisi, ma di fronte a questi modelli non possiamo che essere perdenti! Dovremmo fustigarci tutti quando invece meritiamo il nostro posto nel mondo per il sol fatto di esistere! -Hai ragione, ma che posso farci se mi giudico come pieno di imperfezioni, anzi, proprio sbagliato?- -Niente, l?incredibile è che non bisogna fare niente, dobbiamo solo accettare di stare con le sensazioni che si manifestano, anche se sono fastidiose più di una spina nel piede. Hai fatto caso che quando un turbamento emerge cerchiamo subito di attivarci per distrarci, per non sentirlo per come ci fa paura? Sono i trucchi che abbiamo imparato per non stare in contatto con questi messaggi che vengono dal profondo e che, se ci sono, significa che vogliono dirci qualcosa- -Che vuoi dire, che se l?ansia ti attanaglia, una sensazione dolorosa si manifesta, ce la dobbiamo stare a sentire ? ? -Già, perché solo ascoltandola possiamo capirne il messaggio- -Ma quale messaggio?- -Se un pungolo preme dolorosamente vuol dire che è incancrenito, che ha subito un processo degenerativo per cui va curato e portato alla guarigione. Questa guarigione non richiede di fare qualcosa, ma di stare ad osservare ed a sentire. Ci è molto più facile affannarci a fare piuttosto che a non fare ed invece posso dirti con certezza che la più importante lezione della mia vita è stata di capire che non devo fare assolutamente niente per cambiare e per meritare amore. Solo così si cambia veramente, però non secondo i nostri schemi, ma come è giusto che sia per recuperare un equilibrio che abbiamo perduto per cui siamo diventati troppo in un senso e troppo poco in quello opposto- -Spiegati, non ti seguo. -Noi aspiriamo alla santità ed allora cerchiamo di essere buoni e rispettosi degli altri..- -Ti sembra sbagliato?- -No, certo, perché occorre esserlo, ma consapevolmente, non già perché se non lo siamo ci sentiamo in colpa perché siamo sbagliati. Fin quando ci adeguiamo ad uno schema, pensando che quello opposto è cattivo, inaccettabile, è come se rinunciassimo ad una parte di noi che può esprimere ciò che non ci piace, ma in questa operazione la giudichiamo e condanniamo- -Ma se quella parte non si manifesta va tutto bene, non ti pare?- -Proprio per niente perché facciamo finta che non c?è, ma sotto sotto preme e vuole emergere. Se glielo permettiamo diciamo a quella parte che la riconosciamo come nostra, pure se non l?attiviamo? Facciamo un esempio: voglio essere disponibile verso gli altri e se ho questo desiderio è perché penso che non sia bello essere indisponibili. Allora metto a tacere quella vocina, che pure c?è che mi dice di pensare a me e di non essere sempre a disposizione degli altri. Riteniamo che questa voce sia molto egoista, ma essa c?è e non si può far finta di niente. Succede allora che ad un certo punto vorrei fermarmi perché ho bisogno di stare con me, ma al contempo c?è una persona da aiutare, proprio in quel momento e se non lo faccio mi sento in colpa. Ovviamente occorre discernere se effettivamente l?esigenza dell?altro viene prima oppure può aspettare il mio riposo. Comunque se mi sono adeguato per tutta la vita alla convinzione che è bene essere disponibile, a qualsiasi richiesta altrui non saprò dire di no, e se faccio emerge la sensazione di cui parlavi?sto proprio male perché mi giudico e mi condanno. Allora cerco di non sentire questo fastidio perché mi fa proprio male e mi metto a recitare il rosario o a tagliare legna fin quando il corpo non ce la fa più e la stanchezza non mi fa sentire più niente? -E non va bene? Io faccio sempre così- -Fratello carissimo dobbiamo smascherarci ed accettare di confrontarci con ciò che c?è dentro, solo così si guarisce. Se mi impedisco di dire no quando lo vorrei con tutto il cuore, sono disonesto con me, se invece riconosco questa mia esigenza e poi accetto di sentire la sofferenza che scaturisce da quel no, mi accorgo di una cosa: è come se la ferita che si è incancrenita incominciasse a spurgarsi, fa male e puzza, ma si libera del liquido infetto ed alla fine guarisce. Quando senti quella sensazione fastidiosa e dolorosa, accetta di starci insieme, fermati e lasciala emergere, affrontala perché ti segnala una parte di te non amata perché reputata cattiva. I Templari mi hanno spiegato questo meccanismo molto bene, ma l?esperienza me lo ha fatto capire ancor di più. Osservare invece che fare per evitare di sentire, permette di stare a vedere ciò che c?è ed emerge come un nuovo personaggio, credo proprio l?anima che sta a guardare e non si lascia coinvolgere perché segue lo spettacolo senza giudizio ed allora alla coscienza appare una verità così semplice da sembrare assurda: lasciando uno spazio a ciò che c?è, senza giudicarlo, permette di comprenderlo e di accettarlo e l?ansia scompare ed arriva il rilassamento. L?irrequietezza è sintomo di paura, il tuffarsi in attività di qualsiasi genere serve per non sentire ed invece dobbiamo solo restare dove siamo ed accettare si confrontarci con ciò che emerge, senza reagire. Se riusciamo a stare con quel che ci disturba accade un miracolo: qualcosa dentro di noi inizia a rilassarsi, come il figliol prodigo che si sente accettato. La reazione ordinaria è di fuggire al dolore ed ai pensieri che lo alimentano, la medicina sta nello stare, semplicemente, con pazienza. Questo è meditare, ascoltando il corpo che si irrigidisce, la mente che si riempie di immagini terrificanti e soprattutto il cuore contratto da emozioni a cui volentieri vorremmo sottrarci. Diventare consapevoli dei messaggio del corpo, della mente e del cuore, ci porta ad essere presenti, a non evitare le prove, ad accettare la paura che si nasconde sotto i comportamenti che ci siamo imposti per sentirci bene. La guarigione nasce dal coraggio di esserci mentre la purulenza sale e ne sentiamo la puzza. Pazienza e fiducia sono le armi: la guarigione avviene da sola, così come l?erba cresce anche se te ne stai seduto in silenzio senza fare niente.- -Sembra questo il segreto, accettare ciò che c?è anche se è doloroso-osserva fratello Angelo. -Proprio così ed è tanto facile dirlo ma non farlo, eppure è l?unica via: lascia che sia, ripetilo sempre a te stesso: lascia che sia. Il dolore che emerge è una benedizione perché ci mette in contatto con una parte profonda di noi che ha tanta paura di essere sbagliata: è come un bambino che prendiamo in braccio e che si sente protetto solo se non ha più motivo di pensare che lo stiamo condannando perché è sbagliato. Solo il testimone non giudica perché comprende che il cielo non è la nuvola che passa, bella o brutta che sia, ma l?azzurro che rimane come sfondo del movimento delle nubi. Senza giudizio possiamo scegliere quel che vogliamo essere non per paura di essere altrimenti sbagliati, ma per consapevolezza. Senza paure sommerse sceglieremo la vera Bontà, quella che non tradisce una parte di noi perché non crea opposti, quella che si esercita perché è naturale, con adesione totale di tutto il nostro essere che sta solo manifestandosi- La luna sorge maestosa da dietro il crinale dei monti ed il suo splendore lascia i due pellegrini in attonito silenzio, quello in cui Dio si manifesta. - Anche la luna sorge pur se non facciamo nulla- sorride Pietro. |
By Maria Grazia Lopardi - L'Aquila
(tratto dal libro LA PRESENZA-Celestino ed il tesoro dei Templari di Maria Grazia Lopardi-ed. Il Ternario)Riproduzione consentita solo previo consenso dell'autore e citando correttamente la fonte
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