|
Il ritorno all'unita ovvero la coscienza cristica
( tratto da Notre Dame di Collemaggio - conoscenze e misteri degli antichi costruttori-di G. Capecchi e M. G. Lopardi-ed. Il Ternario)
Il simbolismo e la geometria sacra esistenti in S. Maria di Collemaggio ci hanno condotto
nella dimensione sapienziale degli antichi Misteri, dell?esoterismo di tutti i tempi e popoli,
sulla scia dei miti della creazione e del compito fondamentale dell'essere umano di riportare il creato,
attraverso la propria trasformazione nei meandri della coscienza, ad una dimensione luminosa a cui è appartenuto.
Di qui la grande nostalgia che agita i ricercatori dello Spirito e che induce a mettere il cammino spirituale
al primo posto nella propria esistenza. Quando questo non avviene, quando non si ha tempo per guardare in alto,
verso la montagna da cui verrà l?aiuto, vuol dire che l'anima deve ancora sperimentare attraverso la sofferenza
per ricordare il proprio compito fondamentale di offrirsi al bacio del Principe, del Figlio del Padre di
tutte le tradizioni, del raggio di Luce che la porta finalmente al risveglio dal torpore della densità
in cui si è infangata attaccandosi a falsi valori.
Abbiamo ripreso coscienza- perché invero dentro di noi sappiamo già tutto e, come dice Platone, dobbiamo
solo ricordare- che la storia della creazione è originata da una prima scissione da cui è scaturita la
polarità, la compresenza di forze opposte e complementari che hanno dato origine al movimento del creato,
concretizzando gradualmente la manifestazione di Dio fino ad arrivare alla materia densa regno di una umanità
ad essa legata e che in essa deve sperimentare per imparare, per frequentare la scuola in cui si apprende a
stare con tutto quel che c'è, interiormente ed esteriormente, dominando la tentazione di farsi legare da miraggi
seducenti, come le sirene di Ulisse o il mondo sotterraneo della Sibilla. Tutto è bello e reca l'impronta di Dio,
tutto va vissuto e lasciato alle spalle perché invero tutto è vanità, come ricorda l'Ecclesiaste.
La creatura umana della terza dimensione in cui viviamo vede il mondo frammentato, pieno di altri
diversi da sé e persino se stesso continuamente cangiante immedesimandosi ora in un aspetto ora in
un altro di quella che in realtà è un?unità.
La difesa esistenziale dell'ego, il re usurpatore, ha fatto sì, ed era inevitabile, che la creatura ritenesse di essere la maschera plurima delle sue energie
dominanti, mentre in realtà proprio la maschera lo rende dualistico, scisso in luce ed ombra, in ciò che
dalla coscienza è riconosciuto e ciò che è rifiutato e nascosto.
Tutte le tradizioni dicono che in realtà la frammentazione è un'illusione ?maya dice la tradizione orientale-,
ma l'attuale coscienza dell'ego non consente di cogliere l'unità nella pluralità; la conseguenza è
che ci combattiamo, giudichiamo ciò che lo specchio del mondo rimanda della nostra ombra, abbiamo
dimenticato i valori autentici dell?anima, il coraggio - ovvero l'agire con il cuore- la lealtà,
la difesa del debole, i valori fondamentali della cavalleria tuttavia non indossati come maschera,
pur bella ma sempre maschera, ma come espressione di uno stato d'essere.
Senza questa tendenza dell'anima- coraggio, lealtà, amore- non si inizia alcun cammino di consapevolezza,
sono queste qualità che segnalano che un?anima si sta destando cercando di recuperare la sua
vera natura di intermediaria tra la materia e lo Spirito, aperta agli influssi dall?alto e dal
basso, fluida e pura come acqua che scorre. Riferiscono gli antichi insegnamenti che l'uomo ha
vissuto una condizione paradisiaca in cui era a contatto con la divinità, ma inconsapevole perché
la sua coscienza non era individualizzata, era come il bambino neonato che non distingue se stesso dalla madre.
Beato ed inconsapevole, ad un certo punto ha mangiato il frutto proibito, l'albero della conoscenza che
lo ha reso simile agli dei, capace di scegliere. E' iniziato così il suo cammino attraverso l'esperienza ,
imparando a proprie spese il prezzo della libertà di pensare, di decidere, sottraendosi ad una condizione
di istintivo rispetto della legge divina. Divenuto cocreatore del suo mondo, ne ha determinato la
caduta da una condizione di luce ad altre gradualmente più oscure, fino a pervenire alla densità della materia che conosciamo.
L?insegnamento tradizionale parla di periodo di progressiva caduta con il passaggio da un'età dell'oro-
il satya yuga della tradizione induista-, ad una dell'argento- il dyipara yuga-, quindi del bronzo ?il treta
yuga- ed infine del ferro, il kali yuga. Ora il sonno deve terminare per non distruggere la creazione, per
iniziare la risalita ed esseri speciali sono periodicamente venuti nella densità del nostro mondo per
indicare la via, ma soprattutto per inserire nella griglia energetica, a cui è legato il livello di
coscienza umano, la possibilità di cambiare dimensione, di entrare nel regno del padre, di ritornare
ad una coscienza unitaria ricongiungendo in sé l'individualità ed il tutto.
Nella tradizione occidentale si parla di coscienza cristica, di coscienza dell'unità attraverso
il processo iniziatico di morte (dell'ego) e di rinascita.
Nel mondo che conosciamo vediamo gli
effetti di una coscienza dilaniata, dualistica, non armoniosa in cui avvertiamo la
frattura tra mente e cuore, tra interno ed esterno, tra uomo ed uomo e la guerra sembra
essere la condizione naturale dell?essere umano che ha trascinato con sé anche le altre creature.
Ogni livello di coscienza è come una lente che lo Spirito in noi usa per vedere l'Unica Realtà
che appare deformata, frammentata. Eppure ancora nel terzo millennio osserviamo con nostalgia
che vi è un altro livello di coscienza presente sulla terra, più puro e semplice, di gente che
non conosce la competizione e la vera separazione tra gli uni e gli altri: si tratta degli aborigeni
che esprimono un rapporto di armonia con il cosmo e che avvertono il Grande Spirito in ogni creatura:
il loro livello di coscienza è più elevato del nostro, ma la sensazione che avvertiamo rispetto alla loro
cultura è che sia più antica, che siano i sopravvissuti di una precedente età ancora armoniosa.
Guardiamo alla cultura dei nativi dei vari continenti come ad un esempio da realizzare, una fonte
di saggezza da custodire in un mondo impazzito, ma contemporaneamente sentiamo che è un guardare
indietro, quando la storia corre verso il futuro, un futuro da costruire. L'uscita dall'età del
ferro, dal kali yuga non è un mero ripristino dell'età del bronzo perché avviene su una spirale
che porta verso la perfezione del creato, dunque su un più alto livello, su di un?altra ottava.
La coscienza cristica, il ritorno all?Unità è più della coscienza aborigena, più di quanto l'uomo
abbia mai sperimentato nella sua attuale configurazione.
Sulla scie di queste considerazioni apro
il libro a cui molto devo nell'orientamento
dato ai miei studi su S. Maria di Collemaggio: L'antico segreto del fiore della Vita di Drunvalo Melchisedek e riprendo degli schemi di
geometria sacra sorvolati alla prima lettura del volume in quanto difficili ed allora per me poco comprensibili.
In una sola immagine fatta di cerchi e quadrati concentrici vengono evidenziati i tre livelli di
coscienza dell'umanità fino ad ora noti vale a dire la coscienza aborigena, dualistica e cristica.
Il testo precisa che la coscienza si basa sulla geometria sacra e che ogni livello di coscienza è un?immagine geometrica.
Prendo la pianta di Collemaggio e mi accingo a tracciare nove cerchi e nove quadrati i cui lati hanno la
misura del diametro del corrispondente cerchio. Naturalmente punto il compasso sull'omphalos e
fisso come nono cerchio quello che arriva a contenere i tre cerchi iniziali che ho rinvenuto nella pianta.
|