L'Aquila che vorrei - Una madre

L'Aquila 6 Aprile 2029

In principio era la paura a dominare.
Una paura incontrollabile per le scosse che arrivavano, per i nostri figli che vedevamo in pericolo, per la nostra cara città che cadeva pezzo a pezzo, per la nostra vita di sempre che si interrompeva di colpo, lasciandoci la consapevolezza che niente sarebbe stato più come prima.
E alle prime paure se ne aggiungevano altre che ci pressavano con urgenza.
Arrivavano a frotte aiuti e solidarietà commovente e preziosa, ma arrivavano anche gli sciacalli: scenari già visti che ora si riproponevano per noi.
Non ci preoccupavano gli sciacalli piccoli che approfittando del buio e della desolazione portavano via tutto quello che riuscivano a rubare dalle case distrutte; ci indignavano ma non ci spaventavano.
La paura era per gli sciacalli organizzati che colpivano alla luce del sole , che si stampavano sorrisi sui volti da consegnare alla stampa , che tendevano la mano pronti a dare e nascondevano l’altra per prendere.
Cosa ne sarebbe stato della nostra amata città presa d’assalto dal cinismo e dalla cupidigia?
Poi abbiamo capito che con la paura si restava intrappolati nel doppio ruolo di vittime e prede e ci siamo fatti coraggio.
A questi lupi travestiti d’agnelli abbiamo chiesto di cambiare via: di aiutarci veramente o di andare altrove.
Non è stato facile ma il nostro amore ha prevalso sulle nostre paure.
Amore per la nostra storia e le nostre pietre, cadute così rovinosamente ma rimesse al loro posto con le mani e la forza di volontà.
Abbiamo salvato tutto quello che era possibile salvare, non disperdendo i pezzi di valore in qualche discarica ma valorizzando ogni singola pietra.
Con amore abbiamo rimesso su scuole, case e ospedale, ogni costruzione oggi è sicura e solida.
Abbiamo recuperato i nostri uffici e i posti di lavoro; il mondo ci ha aiutato a rimettere in piedi le nostre stupende chiese e il castello con il suo museo.
Qualche quartiere nuovo è nato in armonia con il vecchio e intorno a lui, e dove era possibile abbiamo voluto che non mancasse niente: spazi liberi e giardini, piste ciclabili e rispetto per l’ambiente.
E con amore abbiamo trovato nuove soluzioni per i nostri ragazzi, quelli che crescono e invecchiano con noi e quelli che invece non invecchiano mai perché per uno che parte, altri ne arrivano; vengono da altre città per studiare e vivendo con noi imparano ad amare anche loro la nostra città, si sentono ben accolti e sanno che conosciamo il loro valore.
Intorno a loro abbiamo voluto ritrovare la nostra cultura, una città preparata ed efficiente, con campi sportivi , teatri e luoghi dove ritrovarsi.
Per amore della verità abbiamo chiesto e ottenuto giustizia e con amore abbiamo voluto angoli di memoria per ricordare e onorare le vittime del terremoto e i tanti volontari e vigili che ci hanno aiutato .
Non una risorsa è andata perduta, con amore abbiamo vigilato e scelto quello che serviva.
L’Aquila e i suoi abitanti hanno imparato a chiedere e per prima cosa hanno chiesto e ottenuto rispetto,con amore e gratitudine ci proponiamo ora al mondo come modello di una città che è tornata a volare.
Mirella