Dalla ricerca archeologica alla storia dell’Aquila



L’Aquila è una “civitas nova” nata con un atto di fondazione a metà del XIII secolo ai piedi delle più alte montagne dell’Appennino, al centro della valle dell’Aterno che aveva visto nascere e svilupparsi la civiltà dei Vestini e dei Sabini.

In epoca romana “vici” e “municipia” sparsi nel territorio sabino e vestino avevano garantito la continuità del popolamento che, in questa area, caratterizzata da altopiani e conche utili sia all’agricoltura, sia all’allevamento, non si è mai esaurito neanche nel momento più difficile del passaggio dall’impero romano a una nuova riorganizzazione territoriale.

La città sorge sul colle S. Onofrio, in una posizione geograficamente strategica, al confine tra i due contadi diversamente popolati in antico, che hanno espresso a metà del XIII secolo la necessità di fondare un insediamento urbano in prossimità del castello di Acculi, punto nodale della linea di demarcazione tra le popolazioni Vestine e Sabine.

E’ un luogo situato in una posizione dominante, su una strettoia della valle dell’Aterno, da sempre funzionale al collegamento tra i due contadi che conservano ancora il nome delle due città antiche di Amiterno e Forcona.

Nel XIII secolo tutta la valle era popolata da insediamenti fortificati favoriti anche dalla natura dei luoghi.
Il territorio aveva conosciuto la dominazione Normanna e, successivamente, era stato riorganizzato dagli Svevi che erano ben consapevoli dell’importanza dell’intera area situata ai confini del Regno.
Il Diploma di fondazione della città è attribuito a Corrado IV che apprezzava, probabilmente, la nascita di una città ai confini del Regno sia a fini difensivi, sia in funzione antifeudale.
Gli Angioini, alla fine del ‘200, dopo la distruzione completa del nuovo abitato operata da Manfredi nel 1266, ricostruirono la città con un progetto organico che stabiliva con accuratezza la cinta muraria, la suddivisione dello spazio interno in base all’appartenenza ai vari castelli fondatori, le modalità costruttive e la tipologia dei locali e dei quattro Quarti in cui venne organizzato l’abitato.

Intorno alla fondazione e in particolare sugli insediamenti che preesistevano sul colle di S. Onofrio, è in corso da vari anni una riflessione degli storici e in particolare degli studiosi del territorio e delle modalità insediative dei gruppi umani.
Non si vuole certamente in questa sede ripercorrere le varie ipotesi e gli studi sull’argomento, ma soltanto riferire della teoria che sta cercando e anche trovando conferme documentali e/o archeologiche, che avalla l’idea della presenza di insediamenti che popolavano il colle già prima dell’atto di fondazione di Aquila.

Oggi si può affermare che certamente preesisteva un luogo denominato Acculae o Acculum che comprendeva un monastero la cui chiesa nel 1095 era stata consacrata alla Beata Maria de Aquila dal vescovo di Forcona Odorisio e che preesistevano, probabilmente, i due Hospitalia, di S. Spirito e di S. Matteo, situati all’inizio e alla fine di uno dei principali percorsi di attraversamento della futura città.

Una ricerca archeologica dovuta alla cattedra di Archeologia medievale dell’Università dell’Aquila, ci conferma questa ipotesi con la dimostrazione di un insediamento preesistente alla città nel luogo in cui oggi sorge il monastero di S. Basilio.

I dati archeologici, oggi ancora scarsi, potrebbero fornire importanti elementi per la conoscenza della storia dei nostri territori e la ricerca archeologica è sicuramente una strada da percorrere per chiarire le origini dell’Aquila, città che, pur se più volte distrutta dai terremoti, conserva l’impianto medievale della fine del XIII secolo.

La necessità che oggi abbiamo di ricostruire dovrebbe essere affiancata anche da un desiderio di conoscenza e incrementare quanto già si è fatto con il recupero, nelle nostre chiese distrutte, di importanti testimonianze dell’arte e della scultura del passato programmando in modo sistematico studi e ricerche anche archeologiche che possano delineare meglio la storia della nostra città.

La “conoscenza” dovrà conquistare il suo spazio e con essa aumenteranno anche idee, progetti e possibilità di lavoro.

Maria Rita Acone