Le possibili città future

“Disegnare scenari significa ragionare strategicamente sul futuro, perché la costruzione di un'immagine del futuro desiderato contribuisce ad orientare i comportamenti del presente.”



Quali possono essere le linee da seguire per definire la città futura? Alcune inclinazioni da favorire e sviluppare sono evidenti e da più parti sottolineate, anche prima del 6 aprile.
Si tratterà di utilizzare al meglio le risorse naturali, storiche e artistiche per creare una città turistica di pregio non disperdendo la notorietà che ha avuto in questi mesi, purtroppo solo in seguito a un evento catastrofico.
Si dovrà creare un’utile convergenza tra tutte le istituzioni culturali cittadine e le forze economiche per sviluppare una città della conoscenza e dell’innovazione.
Si dovrà giungere a una vera e sostanziale unità di intenti con il territorio circostante per poter avere la città territorio da tanti auspicata.
Si dovrà promuovere la città della Perdonanza e dei Santi Patroni per poter definire la città come città dello spirito e della religiosità.
Si dovranno sviluppare progetti per dare lavoro, cultura e sport ai giovani aquilani e non, per poter dire che la nostra è una città dei giovani.

Dopo il terremoto possiamo però pensare anche ad altre possibilità e a nuovi percorsi prima poco tracciati.
Potrà essere la nostra una comunità che sperimenta soluzioni avanzate in diversi campi?
Una città che dovrà affrontare problemi di ogni tipo potrà farlo anche creando nuovi modi di agire tutti volti a un miglioramento della qualità della vita dei suoi cittadini.
Una città quindi che sperimenta tutte le tecnologie che possano renderla sicura, che studia i terremoti e i suoi precursori, che applica tutte le innovazioni volte al risparmio energetico e al miglioramento dell’ambiente di vita, ma anche una città che sappia comunicare al proprio interno e con l’esterno idee e conoscenze in ogni campo.
Tutto ciò non sarà possibile se non riusciremo ad essere anche una città con un’amministrazione più efficiente che dovrà necessariamente aprirsi alla partecipazione di tutte le forze economiche, sociali e dei cittadini organizzando percorsi che conducano a soluzioni condivise.
Una città della partecipazione, ma anche una città della solidarietà per i meno fortunati e dell’accoglienza per quanti, italiani e stranieri, verranno a dare il loro lavoro.
Tutte queste città potranno essere la nostra città: le città funzionali dovranno trovare una loro collocazione sul territorio, le città immateriali che nascono da idee e principi dovranno essere discusse e condivise.

Maria Rita Acone