Lettera aquilana

L’Aquila, 16 luglio 2010

Oggi a te, domani a me. Ora capisco bene cosa significa.
Il 20 luglio del 2001 mi colpì molto il G8 di Genova dove vennero picchiate persone inermi. Ricordo perfettamente una diretta TV dove vidi i poliziotti che manganellavano dei manifestanti già a terra.
Lo “spettacolo” mi scosse molto, ma devo ammettere una cosa: una parte spaventata di me mi rassicurava dicendomi che dopo tutto le persone prese di mira avevano comunque il torto di essere al posto sbagliato nel momento sbagliato.
In qualche modo insomma se l’erano cercata.

A distanza di nove anni, il 7 luglio 2010, pochi giorni fa dunque, durante la manifestazione organizzata a Roma dall’assemblea cittadina aquilana, mi sono trovata in prima linea con i celerini intorno ed in assetto anti sommossa.
Anche con noi hanno fatto lavorare i loro manganelli.
Ma mi sono sentita al posto giusto nel momento giusto.

Un cambio di visuale notevole. Perché?
So bene che in questo momento storico, dove si scagliano pietre sugli aquilani ingrati, molti avranno risposte ironiche.
Ma non mi rivolgo a loro, non ancora...
Mi rivolgo a coloro che mantengono nel cuore un sano beneficio del dubbio e vogliono capire veramente.
A questi ultimi dico che non è certo per eroismo, né per pazzia da parte mia e da parte dei 5.000 aquilani, se siamo scesi a protestare per le strade di Roma.
Solo presa di coscienza, rabbia e disperazione perché la nostra città muore…

Dire questo è includere tutto, eppure a quanto pare non basta.
La martellante disinformazione che ha preso in giro l’Italia intera ha fatto credere che oggi a L’Aquila tutto è a posto.

Alla manifestazione hanno aderito praticamente tutti: comitati, istituzioni, comuni del cratere, provincia, sindacati, partiti, università, curia, enti culturali, associazioni di categoria, aziende e tanti semplici cittadini.
La stessa massiccia partecipazione era già stata messa in campo il 16 giugno quando hanno sfilato occupando l’autostrada più di 20.000 aquilani, cittadini senza città (poi censurati da quasi tutti gli organi di informazione).

Questa coralità vorrà pur dire qualcosa!!!
I soliti aquilani ingrati, come da un po’ sentiamo stranamente ripetere? Oppure... pezzi di verità che finalmente escono fuori a squarciare la cortina mediatica che ci ha avvolto tutti?

E allora, vedere per credere.
Da tempo, amministratori e cittadini aquilani invitano chiunque abbia voglia di andare oltre un giudizio superficiale e indotto a venire per fare un giro nella nostra amata città.
A rendersi conto di persona.
E molti cominciano ad arrivare, a volte per capire, a volte per pura curiosità: arrivano come turisti del “macerie tour”, se ne vanno da testimoni, con la loro cartella di immagini nella macchina fotografica.
Meno sorridenti che all’ andata. Il giro nella zona rossa, previa autorizzazione, è stato definito “per palati forti”.

In questa nostra storia, contrariamente a quanto si crede, troppe cose ancora non sono a posto: macerie ovunque, spopolamento, elevata mortalità, cittadinanza sparpagliata su tutta la regione, una vasta ed invalicabile zona rossa che copre quello che era il cuore vitale della città lasciata a marcire, migliaia senza casa, interi quartieri disabitati, ricostruzione che non inizia, economia in ginocchio, mancanza di lavoro, attività produttive chiuse, burocrazia infinita, speculatori e sciacalli, spese folli ed inutili, fondi bloccati, nessuna risposta chiara a risolvere il milione di problemi nati dal disastro, per non parlare delle troppe decisioni sbagliate, prese comunque senza il consenso della popolazione e che ora mostrano tutta la loro inadeguatezza.

La protesta romana voleva portare l’attenzione su problemi reali ed impellenti.
Si chiedeva cioè una risposta concreta al nostro SOS - RICOSTRUZIONE: Sospensione delle tasse, Occupazione, Sostegno alla economia ed una legge organica con tempi e finanziamenti certi.
E non solo le immancabili promesse.
Tutte richieste legittime per provare ad aiutare anche quegli aquilani che senza più un lavoro né possibilità future devono ricominciare a pagare mutui per case che non esistono più.

Va precisato a chiare lettere che la denuncia di tutto quello che non va, nulla toglie alla riconoscenza che proviamo per la solidarietà che ci ha abbracciato forte fin da subito.
Ed è in nome di quella commovente fratellanza, disinteressata e sensibile, sentimento profondo che qui più che altrove conosciamo bene, che sentiamo il dovere morale di denunciare gli inganni e le speculazioni che purtroppo si sono nascosti e realizzati dietro quella stessa solidarietà raccogliendone i frutti.

Siamo solo all’inizio, perché la presa di coscienza, dolorosamente, è arrivata ed ora non si può continuare a tacere. Bisogna far arrivare la verità al mondo e pazienza se, nel frattempo, verremo tacciati ancora di ingratitudine e cupidigia.

Noi ci stiamo organizzando: le nostre assemblee cittadine, che ci teniamo a preservare senza colori e strumentalizzazioni, sono oggi una preziosa realtà, avamposto di una vera democrazia nazionale.
E in più abbiamo imparato, a nostre spese, l’alto valore democratico della disobbedienza civile che ci ha portato a varcare in massa la zona rossa, con i nostri secchi e le nostre carriole, ad occupare in migliaia l’autostrada, a rendere testimonianza. Se servirà, lo faremo ancora. Un’ultima doverosa considerazione, che giunga da messaggio a chi la pensa diversamente. L’Aquila ha subito nei secoli tanti terremoti ed è sempre risorta: anche questa volta sarà così.

Noi non passeremo, infatti, alla storia come la generazione che ha fatto morire la propria città.

Mirella Liberatore