Sura 99



E’ dal secolo scorso che evidenzio la magia della mia città, L’Aquila, e della sua storia sottolineando come fosse la città dello Spirito, sacra per la sua vibrante energia, con la stessa pianta di Gerusalemme, custode di una porta che conduce ad una nuova dimensione, alla Gerusalemme celeste che Giovanni, il cui simbolo è pure l’aquila, presenta nell’Apocalisse, il libro della Rivelazione che narra le prove legate all’apertura dei 7 sigilli, il tormento da cui scaturiscono un nuovo cielo ed una nuova terra…
Avevo compreso che Celestino mi aveva “afferrata” per indicarmi un cammino che devo condividere con la gente del mio tempo, con le anime incarnate per vivere questo speciale momento in cui, come per la nascita di Gesù si divide la storia umana in un prima ed un dopo… All’Aquila ormai nulla sarà come prima, e forse non lo deve essere perché le vecchie certezze sono state scosse e le nuove possono scaturire non già da una terreno solido su cui poggiare saldamente i piedi, ma da un appiglio interiore che è certezza che una più luminosa dimensione si sta manifestando, che dalle rovine sta sorgendo una nuova coscienza, che alla morte segue la rinascita.
L’Aquila come il corpo di Cristo vive la sua passione ed allora quel PHS che campeggia sul suo gonfalone-e che qualcuno reputa frutto di un errore per essersi scambiata nell’ideogramma bernardiniano IHS la Y gotica con la P- recante al di sotto la scritta IMMOTA MANET, ben significa Pro Hominum Salute, per la salvezza dell’Umanità la città dell’Aquila rimane ferma, axis mundi, come il corpo di Cristo inchiodato sulla croce, simbolico asse del mondo che unisce cielo e terra.
Tutto è compiuto per la resurrezione…
Mi sento la folle di Dio che coniuga al dolore una strana euforia…
Attonita percorro le strade della mia città, corro dove mia zia è morta sotto le macerie, sento storie drammatiche che riguardano amici o comunque aquilani che solo in occasioni così terribili si scopre che sono parte del proprio mondo, anche se si conoscevano solo di vista…
Colgo l’unità della tragedia che agghiaccia tutto in una morsa di dolore.. nessuno ne è escluso, anche chi ha salvato la vita dei propri cari…nessuno è risparmiato da una tragedia che colpisce la città territorio, quella tanto amata…
Non riesco ad allontanarmi dalla mia città ferita come se mi chiedesse aiuto…
Mi ha tanto dato accogliendomi tra i suoi figli, offrendomi i suoi monumenti, vicoli ombreggiati, deliziose piazze che raccontano storie antiche sempre presenti nell’energia dei luoghi…
Eppure la folle di Dio coglie segni e quel che ha immediatamente avvertito prende forma…Illusione per dare senso al dolore?
Il giorno del Venerdì santo in cui si compie la passione con la morte di Gesù, si svolgono i funerali Stato per le vittime del terremoto e nella commozione silenziosa scaturente da un grande e composto dolore sento aleggiare nell’aria l’Apocalisse di Giovanni -il cui simbolo è l’Aquila- lì dove si parla della Gerusalemme celeste!
E’ proprio il brano che viene letto e dopo aver scritto quel che avevo colto nell’immediatezza del terremoto non potevo non scorgere la coincidenza!
Il dolore unisce tutti, aquilani e forestieri, credo l’Italia intera presente attraverso la televisione ed in questo clima di unità ritrovata sento come attraverso la rarefatta atmosfera di un sogno l’Imam che commemora le vittime mussulmane come cristiane in un sincero abbraccio …
Insieme Cristiani e Mussulmani, il sogno di Federico, il fondatore dell’Aquila, la via alternativa alle guerre di religione. Ed è dal Corano che traggo la Sura 99, il numero magico della mia città:

Sura99: Il terremoto

• Nel nome di Dio clemente, misericordioso.
• Quando la terra verrà scossa violentemente
• Quando la terra avrà rigettato i suoi fardelli
• E l’uomo dirà: “che cos’ha mai?”
• In quel giorno racconterà le sue storie. Il Signore gliele rivelerà.
• In quel giorno gli uomini si avanzeranno a gruppi perché siano mostrate le opere loro; allora chi avrà fatto un atomo di bene lo vedrà, chi avrà fatto un atomo di male, lo vedrà.

E’ il giudizio finale in cui ogni anima, senza ormai maschere, sceglierà il suo destino. Non vi è alcun giudice severo, ogni anima farà la sua scelta ed il terremoto sta facendo effettivamente cadere le maschere ed ognuno mostra il suo vero volto… L’Aquila, Gerusalemme d’Occidente, martoriata come il corpo di Gesù vive il suo sacrificio per una rinascita che scaturisce dal dolore: una nuova coscienza si è manifestata nella affettuosa, sincera solidarietà di chi ha dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, ha vestito gli ignudi sottrattisi in pigiama alle macerie delle loro case… Se si stesse annunciando l’Età dello Spirito profetizzata da Gioacchino da Fiore- il profeta calabrese che Dante nomina nella sua Commedia- quella che Celestino avrebbe dovuto introdurre conducendo l’umanità in un rinnovamento epocale nell’amore e nella conoscenza … Avviene che i grandi della terra e con essi il mondo intero si trovano a conoscere la Città dello Spirito dato che il G8 è stato repentinamente deviato, dalla sede prefissata della Maddalena, alla città martoriata dal sisma e per la seconda volta, dopo l’incoronazione di Celestino avvenuta nel 1294, i potenti della terra si trovano riuniti nella città costruita secondo la pianta di Gerusalemme. Papa Benedetto XVI viene a maggio e finalmente riconosce Celestino tra le rovine della sua basilica offrendogli il suo pallio, il 16 giugno qui si sono incontrati i capi religiosi ed a luglio i 39 potenti della politica internazionale sono alla caserma della Guardia di Finanza e tra essi il Presidente americano Barack Obama, l’uomo del rinnovamento che nella campagna elettorale si è ripetutamente appellato proprio a Gioacchino da Fiore, il profeta dell’età dello Spirito da lui definito “Maestro della civiltà contemporanea ed ispiratore di un mondo più giusto”… Passa il momento ed i riflettori si spengono, ma quei soccorritori accorsi da tutta Italia, forze dell’ordine e volontari, sono il preludio della nuova umanità della profezia e nella mia gente che custodisce nel cuore il suo dolore, colgo la forza di chi sa che L’Aquila tornerà a volare se i suoi figli sapranno rialzarsi guardando con fiducia al futuro.

Maria Grazia Lopardi